I principi costituzionali dell’ordinamento comunale e provinciale

Il titolo V della costituzione esordisce proclamando che “la repubblica si riparte in regioni, province e comuni”. In tutti e tre i casi si tratta di enti autonomi territoriali. Territoriali perché gli enti stessi agiscono in forza di una rappresentanza politica dei cittadini che compongono le comunità regionali; e sono quindi giuridicamente capaci di perseguire la generalità delle loro esigenze, con particolare riguardo a quelle localizzate entro i rispettivi territori. Autonomi, perché una tale qualificazione non spetta alle sole regioni, ma abbraccia comuni e province.

Resta il fatto che l’autonomia regionale è tutelata ben diversamente da quella comunale e provinciale. La prima si estende alla legislazione; e in difesa di tali competenze le amministrazioni regionali possono adire la corte costituzionale. Comuni e province, per contro, non sono garantiti dalla costituzione, se non nella loro complessiva esistenza.

Del pari, anche le funzioni comunali e provinciali vanno individuate dalle leggi dello stato. Né si può dire che la costituzione abbia implicitamente riservato ai minori enti autonomi le loro funzioni originarie. È solo in via provvisoria che l’VIII disp. Cost. ha statuito la conservazione, in capo ai comuni ed alle province, delle funzioni “attualmente” esercitate. Sicché il solo dato, ricavabile con certezza dal sistema costituzionale, consisteva e consiste in ciò che le “leggi generali della repubblica” debbono rafforzare e non deprimere i ruoli spettanti alle amministrazioni comunali e provinciali; senza di che verrebbe contraddetto l’indirizzo espresso dall’art. 5 per cui “la repubblica riconosce e promuove le autonomie locali”.

Nel corso di oltre quarant’anno sono rimasti in vigore, sia pure novellati in moltissimi punti, i testi unici delle leggi comunali e provinciali. In primo luogo, non era pensabile che una nuova legge comunale e provinciale potesse precedere l’attuazione della riforma regionale sull’intero territorio del paese. In secondo luogo, il disegno costituzionale era ed è oscuro, per quanto riguarda i rapporti fra le regioni e minori enti autonomi. In terzo luogo, un motivo di profonde incertezze ha riguardato la sorte delle province.

Sostanzialmente soppressi dal progetto elaborato nella commissione dei 75, tali enti sono stati recuperati come centri di autonomia. Ma le loro funzioni rimanevano troppo esigue per giustificarne l’esistenza. Queste ed altre regioni hanno dunque fatto sì che il nuovo “ordinamento delle autonomie locali”, comunali e provinciali in prima linea, sia stato stabilito solo in forza della legge 8 giugno 1990.

 

I principi costituzionali dell’ordinamento comunale e provinciale ultima modifica: 2018-03-12T17:33:09+00:00 da admin
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