L’intervento umanitario nei conflitti

Problemi delicati solleva un’ulteriore causa di giustificazione che è stata a volte invocata per legittimare interventi armati sul territorio di altri stati, ossia il cosiddetto intervento a fini umanitari. In effetti, la principale spiegazione data dagli stati che hanno nel 1999 bombardato la Jugoslavia i basava proprio sulla necessità di prevenire una catastrofe umanitaria causata dalla repressione operata dalle forze e milizie jugoslave a danno degli abitanti del Kosovo di etnia albanese.

I diritti dell’uomo devono essere tutelati con mezzi diversi dall’intervento armato contro altri stati, se non si vuole correre il rischio di moltiplicare le violazioni di tali diritti, aggiungendo violenze e distruzioni a situazioni già di per sé gravi.

A ben vedere, il diritto internazionale generale già prevede un’ipotesi eccezionale in cui un intervento armato è giustificato per fini umanitari, cioè per tutelare persone la cui vita sia messa in pericolo. Si tratta dell’ipotesi di estremo pericolo.

L’esimente dell’estremo pericolo opera entro limiti ben precisi. Vanno in particolare segnalate due condizioni: l’azione deve costituire l’unico mezzo per salvare vite umane in pericolo; l’azione non deve creare un pericolo più grave di quello che intende scongiurare.

Occorre però valutare il mezzo impiegato nell’intervento, e cioè l’uso della forza tramite bombardamenti aerei, e le sue conseguenze.

Occorre che il comportamento tenuto costituisca l’unico mezzo per salvare le vite umane in pericolo e che esso non determini un pericolo più grave di quello che intende scongiurare.

Era facilmente prevedibile che la decisione di bombardare l’intera Jugoslavia avrebbe ulteriormente aggravato la situazione delle popolazioni albanesi del Kosovo, determinando un inasprimento della repressione e delle violazioni dei diritti dell’uomo compiute dalle forze militari e paramilitari jugoslave e un sostanziale aumento del numero di rifugiati.

Forti dubbi suscita il concetto di intervento militare umanitario, soprattutto quando esso si traduce nella variante del bombardamento aereo umanitario: questa variante appare una contraddizione in termini. Come è stato rilevato, la somma di un grave illecito (le violazioni dei diritti dell’uomo in Kosovo) e di un altro grave illecito (i bombardamenti della Jugoslavia, Kosovo compreso) dà come risultato due gravi illeciti, non potendo un illecito cancellare l’altro.

Non sembra che gli stati attivi nei bombardamenti abbiano inteso promuovere la formazione di una nuova norma, come tale avente portata generale, secondo la quale ogni stato avrebbe il diritto di bombardare un altro stato (o usare altrimenti la forza), qualora ritenesse che quest’ultimo sia responsabile di violazioni alle norme del diritto umanitario applicabili sul nostro territorio. Una simile regola è improponibile.

L’intervento in Jugoslavia potrebbe qualificarsi come un tentativo di eliminare il sistema fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, senza contestualmente proporre alcun sistema alternativo fondato su regole generali e predeterminate, che rappresentino qualcosa di meglio dell’occasionale decisione di bombardare uno stato.

 

L’intervento nei conflitti interni

Il divieto di uso della forza ex articolo due paragrafo quattro della carta vale solo nei rapporti tra Stati e non ha come destinatari gli insorti: quando gli insorti si contrappongono ad un governo precostituito con formazioni organizzate ed esercitando un controllo stabile su una parte del territorio sia una situazione di guerra civile. Finché il consiglio di sicurezza non decide di intervenire, in queste situazioni, si ricorre al diritto internazionale generale ed ogni componente della guerra civile può fare un sollecito della forza senza violare l’articolo due. Una prassi prevalente successiva al secondo conflitto mondiale ha fatto sì che il fatto che gli insorti non siano riconosciuti come belligeranti rafforzi il diritto esclusivo del governo precostituito di chiedere assistenza a Stati terzi. È accaduto anche quando gli Stati Uniti, nel quadro di competizione con l’ex URSS, e non ciarlano la cosiddetta dottrina Truman per poter assistere militarmente i governi filo-occidentali impegnati in guerre civili contro i comunisti.

 

L’intervento umanitario nei conflitti ultima modifica: 2017-08-30T17:36:54+00:00 da admin
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