Il lavoro delle donne e dei minori. La tutela differenziata ed il principio costituzionale della parità di trattamento

Alla tutela ed al riequilibrio della posizione contrattuale debole del lavoratore va riportata anche la tutela differenziata del lavoro della donna e dei minori (art 37 Cost.)

La tutela differenziata di questi soggetti va ricollegata alla loro specifica condizione d’inferiorità socio-economica, nonché all’esigenza di una particolare attenzione all’integrità psico-fisico dei minori ed a particolari occasioni della vita delle donne.

L’art 37 Cost. ha affermato gli obiettivi protettivi tradizionali introducendo il principio della tutela paritaria, mirata a garantire ai minori e alle donne la parità di trattamento rispetto ai lavoratori adulti di sesso maschile.

È evidente che la tutela differenziata del lavoro femminile e minorile persegue l’obiettivo di regolare e controllare le condizioni di lavoro in funzione della temporanea riduzione della capacità di lavoro di questi soggetti e/o della loro debolezza contrattuale: essa deve pertanto essere ricondotta alla tutela dell’integrità fisica e della personalità morale del lavoratore. La legge, in considerazione dell’età e del sesso, interviene per assicurare che l’esecuzione della prestazione non pregiudichi la capacità di lavoro e la salute.

La tutela paritaria è invece da collegare, sia pure indirettamente, al principio d’uguaglianza (art 3 Cost.) del quale la parità di trattamento (lavoratori – lavoratrici, maggiorenni – minorenni), sancita dall’articolo 37 Cost, costituisce una specificazione munita d’efficacia interna al rapporto di lavoro e, come tale, limitativa dell’autonomia contrattuale. L’articolo 37 sancisce l’efficacia precettiva immediata ( stessa retribuzione) e il diritto soggettivo alla parità di trattamento ( non discriminazione ).

 

Il lavoro minorile

Premessa:

Età inferiore a 15 anni ® Bambini

Età compresa tra 15 e 18 ® Adolescenti

L’obiettivo della tutela della salute e della capacità di lavoro come attitudine fisiologica della persona alla prestazione lavorativa, è alla base della normativa posta a tutela del lavoro minorile.

Quest’ultima ha lo scopo di limitare l’età minima (15 anni) di ammissione al lavoro e di proibire l’occupazione dei giovani di età inferiore ai 18 anni (adolescenti) in condizioni di impiego che risultino particolarmente gravose o inadatte per faticosità, pericolosità, o insalubrità.

Con questi divieti, la disciplina protettiva impone limiti all’autonomia privata, l’inosservanza di tali limiti è sanzionata a pena di nullità, e produce i propri effetti sul piano delle liceità dell’oggetto della prestazione e quindi del contratto, con diritto del lavoratore alla retribuzione delle prestazioni di lavoro eventualmente già effettuate indebitamente a beneficio del datore di lavoro.

Il principio generale è dunque che i bambini non possono essere adibiti al lavoro, anche se sono previste alcune eccezioni per particolari prestazioni di lavoro (attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblico, nonché in spettacoli, purché ciò non pregiudichi la sicurezza dei bambini, la loro integrità psico-fisica ed il loro sviluppo e non impedisca l’assolvimento degli obblighi scolastici o formativi.

 

Il lavoro delle donne e dei minori. La tutela differenziata ed il principio costituzionale della parità di trattamento ultima modifica: 2017-07-17T16:44:32+00:00 da admin
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