I giuristi del II e del III secolo d.C.

Nerazio Prisco

appartiene al mondo politico e culturale italico che sostiene Nerva e Traiano. La sua ideologia è quindi molto vicina a quella di Plinio il Giovane nel Panegirico. Trattasi di un atteggiamento tipicamente conservatore, che valorizza il compromesso fra il princeps e l’aristocrazia senatoria. Nerazio fa parte del consilium di Traiano, nell’ambito in cui esercita un forte prestigio politico. A Nerazio delle Regulae, dei Responsa, le Epistulae, i Libri septem membranarum.

Publio Giuvenzo Celso

fa anch’egli parte del consilium di Adriano ma muore prima dell’imperatore. Una delle caratteristiche più importanti del giurista è il ricorso alla deductio ad absurdum, un procedimento argomentativo che trova, in Prisco, particolare spazio.

Salvio Giuliano

invece, è una delle maggiori personalità della giurisprudenza romana. E’ membro del consilium di Adriano e dei suoi successori, sino a Marco Aurelio.

Giuliano

altro giurista romano, è autore di 90 libri dei Digesta, trattando nella prima parte la materia edittale, nella seconda una serie numerosa di leggi e senatoconsulti, sempre tenendo presente la varietà dei casi concreti. Nella sua opera, si rileva un particolare interesse per la problematica delle fonti del diritto, e a questo proposito vede nell’interpretatio e nelle costituzioni imperiali gli strumenti adatti per lo sviluppo dell’ordinamento. Un suo allievo è stato Sesto Cecilio Africano, fedele al pensiero del suo maestro e profondamente interessato alle dispute teoriche, legate a casi tratti dalla prassi o immaginati.

Sesto Pomponio

autore di numerose opere, tra cui il Liber singularis enchiridii. La storiografia ha molto discusso dell’autenticità di questo testo, che rivela in più punti i segni della manipolazione postclassica. Pomponio è autore anche di 150 Libri ad edictum, sette Libri ex Plautio, in cui fondamentale risulta essere la trattazione del ius honorarium, trentanove Ad Quintum Mucium e trentasei Ad Sabinum, in cui dominante risulta essere la trattazione della materia civilistica.

Gaio

invece, è autore delle Institutiones: sono l’unica opera della giurisprudenza classica che ci sia pervenuta all’infuori della compilazione giustinianea. Il testo delle Institutiones è stato pubblicato agli inizi del secolo scorso, dopo essere stato ritrovato nella Biblioteca Capitolare di Verona, nonostante del contenuto di quest’opera si avessero già notizie. Il manoscritto appartiene senza dubbio la V secolo e si pone come un esemplare strumento di studio del diritto romano. Sulla vita di Gaio, abbiamo poche notizie: sappiamo che, in un primo momento, si dedicò all’attività politica e successivamente all’insegnamento. Nella sua opera, egli illustra gli aspetti fondamentali del diritto privato romano, dedicandosi alla trattazione del diritto delle persone, delle res, dei modi di acquisto delle cose, delle successioni, delle obbligazioni da contratto e da delitto, per poi giungere alla trattazione del processo civile e all’individuazione dei suoi caratteri essenziali.

Fiorentino

scrive un manuale di Institutiones, suddiviso in 12 libri, che non segue però l’ordine di Gaio e tratta prima i contratti, poi la condizione delle persone, infine la materia ereditaria.

Cervidio Scevola

è, invece, autore di 40 Libri digesto rum, che per tre quarti seguono l’ordine edittale e negli ultimi dieci libri trattano le leggi e i senatoconsulti.

Parliamo poi:

– di Emilio Papiano

grande giurista vissuto durante il periodo dei  Severi. Fondamentale, nel corso della sua corriera, fu l’aver ricoperto la carica di praefectus praetorio, carica sottrattagli da Caracalla, successivamente, per non aver ottemperato alle richieste dell’imperatore. Egli è autore dei Libri quaestionum, molto simili ai Digesta nella loro struttura, dei Responsa, in cui viene dato spazio, oltre ai pareri dell’autore, anche a quelli degli altri giuristi nonché all’analisi delle costituzioni imperiali.

– Paolo

a cui si riconduce la composizione di più opere destinate all’insegnamento: i Libri Manualium, le Institutiones, le Regulae. Muovendo poi dalla prassi e dall’attività del tribunale imperiale, elabora 23 libri Responsorum. Alcuni responsi contenuti in quest’opera appaiono letteralmente identici a costituzioni imperiali contemporanee pervenuteci attraverso il Codice giustinianeo.

– Ulpiano

autore dei Libri ad edictum praetoris, seguiti da due libri che commentano l’editto degli edili curuli.

I giuristi del II e del III secolo d.C. ultima modifica: 2013-06-29T15:48:49+01:00 da admin

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