Il civilmente obbligato per la pena pecuniaria è il soggetto civilmente obbligato a pagare una somma pari all’ammontare della multa o della ammenda inflitta al colpevole, nella ipotesi che il condannato sia insolvibile. La fattispecie sostanziale è prevista dagli artt. 196 e 197 del codice penale; essa concerne le persone rivestite di autorità o incaricate della direzione o vigilanza sul colpevole, sempre che si tratti di violazioni che esse siano tenute a fare osservare. Concerne altresì le persone giuridiche per fatti commessi dai propri rappresentanti, amministratori e dipendenti, in violazione degli obblighi inerenti a tali qualità, ovvero commessi nell’interesse dell’ente .

Il D.Lgs 231/01 emanato in data 8 Giugno 2001, recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica” ha introdotto la responsabilità diretta degli Enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono, anche di fatto, funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua organizzazione dotata di autonomia finanziaria o funzionale e da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. Tale responsabilità è aggiuntiva e non sostitutiva di quella della persona fisica che ha materialmente realizzato il fatto ed alle obbligazioni risarcitorie alle quali l’Ente può essere tenuto in forza del principio dettato dall’art. 2049 c.c. (responsabilità civile per i danni recati dal dipendente).

La responsabilità dell’Ente è inoltre diretta ed autonoma rispetto a quella delle stesse persone fisiche in quanto sussiste anche quando l’autore non è stato identificato o non è imputabile o il reato si estingue per causa diversa dall’amnistia (art. 8).

La responsabilità dell’Ente medesimo è peraltro strutturata come una fattispecie complessa che richiede, oltre al fatto oggettivo della realizzazione di un reato da parte del soggetto avente un rapporto qualificato con l’Ente, il fatto che il reato sia commesso nell’interesse od a vantaggio dello stesso Ente.

Controversa è poi la possibilità di costituirsi parte civile contro gli Enti da parte delle persone offese in relazione all’illecito amministrativo e con riferimento all’art. 2043 c.c. (alcune ordinanze fin qui intervenute la ammettono altre viceversa la escludono).

La emanazione del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico in materia di igiene e sicurezza sul lavoro), ha introdotto modifiche significative al campo di applicazione del D.Lgs. 231/01, in particolare estendendolo ai reati in tema di sicurezza sul lavoro.

Gli Enti dunque oggi rispondono anche per i reati di omicidio e lesioni colpose (gravi o gravissime) commessi con violazione delle norme antinfortunistiche.

 

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