L’art. 105 co. 2 presenta un contenuto molto più generico di quello del co. 1, sebbene rappresenti comunque un notevole progresso rispetto all’art. 201 del 1865. Essa, individuando chiaramente la funzione dell’intervento, dispone che può altresì intervenire per sostenere le ragioni di alcuna delle parti quando vi ha un proprio interesse :

  • con il termine interesse l’art. 105 co. 2 si riferisce alla situazione sostanziale legittimante all’intervento, non all’interesse processuale ad agire di cui all’art. 100;
  • il terzo può intervenire in giudizio ex art. 105 co. 2 (situazione legittimante) qualora abbia la titolarità di un diritto o rapporto giuridicamente dipendente da quello del processo;
  • il rapporto giuridicamente dipendente del terzo costituisce la situazione legittimante all’intervento ma non viene dedotto in giudizio dal terzo. Con l’intervento, in sostanza, non si allarga l’ambito oggettivo del processo originario.

L’intervento adesivo dipendente affonda le sue radici nella relazione di pregiudizialità dipendenza tra rapporti sostanziali, collocandosi a fronte della variegata situazione relativa all’efficacia riflessa (v. pag. 1) della sentenza resa sul rapporto pregiudiziale. L’unico dato unificante tutte le ipotesi di intervento adesivo dipendente è costituito dalla situazione legittimante individuata nella titolarità di una situazione giuridicamente dipendente da quella oggetto del processo originario.

Fermo restando questo dato, la funzione dell’intervento adesivo dipendente cambia a seconda che si consideri il terzo soggetto all’efficacia riflessa della sentenza pronunciata sul rapporto pregiudiziale oggetto del processo originario:

  • se si considera il terzo soggetto all’efficacia riflessa della sentenza relativa al rapporto pregiudiziale, l’intervento adesivo dipendente assolve la funzione di assicurare al terzo una tutela preventiva, consentendogli di partecipare al procedimento di formazione del provvedimento giurisdizionale alla cui efficacia sarebbe comunque soggetto;
  • se si considera il terzo non soggetto all’efficacia riflessa della sentenza relativa al rapporto pregiudiziale, l’intervento adesivo dipendente assolve la funzione di consentire che il rapporto pregiudiziale sia accertato tra i legittimi contraddittori con efficacia vincolante anche nei confronti del terzo.

I poteri processuali dell’interveniente adesivo dipendente sono di difficile individuazione. Tale analisi, in particolare, deve fare i conti con le circostanze che talvolta l’interveniente è un terzo che sarebbe stato legittimato a dedurre in giudizio il rapporto pregiudiziale (es. figli che intervengono sul giudizio di annullamento del matrimonio dei genitori) e che talvolta il terzo sarebbe comunque soggetto all’efficacia riflessa della sentenza resa sul rapporto pregiudiziale:

  • se l’interveniente poteva mettere in moto il processo sul rapporto pregiudiziale in forza di una sua legittimazione straordinaria, egli ha tutti i poteri propri delle parti;
  • se l’interveniente non poteva mettere in moto il processo sul rapporto pregiudiziale in quanto non fornito di una legittimazione straordinaria, egli è munito di una mera legittimazione ad intervenire in una causa che non avrebbe potuto esporre:
    • ha pieni poteri istruttori nel processo di primo grado;
    • non ha legittimazione ad impugnare, soluzione questa fortemente criticata, perché la stessa giurisprudenza ammette che, qualora nel processo siano state cumulate la causa pregiudiziale e la causa dipendente, il terzo possa provocare il riesame del rapporto pregiudiziale (incidenter tantum) nei limiti in cui rileva ai fini dell’esistenza del modo di essere del rapporto dipendente.
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