La teoria delle “neutralizzazioni” dei criminali

Gresham Sykes e David Matza → elaborano la teoria delle neutralizzazioni. In essa si rispecchia la consapevolezza di come anche la popolazione giovanile appartenente alle classi inferiori tenda ad accreditare una certa legittimità all’ordine sociale, adeguandosi in molte situazioni di vita ai valori convenzionali. La teoria ridimensiona la diversità e il distacco del criminale rispetto al resto della popolazione. Molti giovani delinquenti entrati nell’età adulta riacquistano l’abitudine ai comportamenti conformi, reinserendosi rapidamente.

La consapevolezza di quest’ultimo esito presentava un vistoso contrasto con gli assunti della teoria sottoculturale conciliandosi con una fondamentale ambiguità delle condotte delinquenziali: queste non risultavano scaturire da un meccanismo di formazione reattiva diretto al rovesciamento dei valori correnti bensì da una serie di neutralizzazioni ossia da un sistema di difesa volto ad attenuare il senso di colpa e la responsabilità per i fatti delittuosi commessi, vissuti come offensivi di valori ben presenti anche agli individui dediti ad attività criminose.

La teoria muove dall’idea che la criminalità sia preceduta e accompagnata da uno stato di drift, di deriva: che al crimine si sia sospinti da un movimento con forti componenti inerziali. Il delinquente va alla deriva tra le azioni criminali e quelle convenzionali. L’antico dilemma libero arbitrio-determinismo vedrebbe questa teoria collocata sulla linea mediana di un determinismo morbido, alla luce del quale gli individui non appaiono completamente liberi né completamente determinati nelle loro azioni.

Peraltro il movimento di deriva sarebbe agevolato dall’esistenza di una convergenza sotterranea tra le tecniche di neutralizzazione messe in atto e le visioni di valore espresse dai soggetti istituzionali o comunque rappresentativi della morale ufficiale. Il terreno propizio i comportamenti criminosi sarebbe comunque pur sempre costituito da una sottocultura della delinquenza: un contesto nel quale la realizzazione di fatti delinquenziali è una conoscenza comune in un gruppo di giovani.

In effetti quando divengono adulti sia fisicamente sia nel senso dell’acquisizione di connotati di status, l’ansietà si riduce e cominciano a confrontarsi con le differenze tra valori convenzionali e delinquenziali. Le diverse tecniche di neutralizzazione sono state classificate secondo cinque tipologie.

· negazione della responsabilità. Si respinge il biasimo per le proprie azioni attribuendone la causa a forze fuori dal proprio controllo.

· negazione del danno. Non si nega la responsabilità dell’azione ma la dannosità della stessa

· negazione della vittima. Si accolla alla vittima la responsabilità per il crimine o si nega la sua esistenza.

· Condanna dei condannati. Si sottolineano le manchevolezze delle figure che rappresentano l’autorità negandone la legittimazione a esprimere una condanna.

· Richiamo a fedeltà superiori. La delinquenza viene neutralizzata dando maggiore importanza alle esigenze dei gruppi di amici o della banda rispetto alla lealtà nei confronti della comunità o della società. L’attivarsi dei meccanismi di neutralizzazione in un contesto sottoculturale crea peraltro semplicemente le condizioni che rendono possibile il comportamento delinquenziale. Perché da queste condizioni erompa effettivamente il crimine è necessario l’intervento di fattori scatenanti che Matza identifica nella preparazione e nella disperazione.

Preparazione → processo attraverso il quale si apprende la fattibilità tecnica di certi atti criminosi. Vi è compreso anche il superamento del timore di essere catturati talvolta favorito dalle concezioni sottoculturali in merito all’inettitudine del sistema della giustizia penale e dalla conoscenza delle caratteristiche della giustizia minorile che offre opportunità di sottrarsi alle pene detentive.

Disperazione → il giovane si sente come una marionetta delle circostanze e avverte l’impulso a far qualcosa che valga a riaffermare il controllo sul proprio destino: egli si dedica a condotte devianti anche perché queste sembrano offrire migliori prospettive di riuscita delle attività convenzionali rispetto alle quali non si sente all’altezza.

Un breve bilancio degli apporti recati dalla teoria delle neutralizzazioni alla comprensione e spiegazione del fenomeno criminale non può innanzi tutto trascurarne l’attitudine ad arricchire la dimensione della criminologia cui fin dall’inizio si è ritenuto di attribuire una marcata preminenza. I teorici della neutralizzazione dandoci le prove di come i giovani delinquenti riconoscano sia la legittimità sia il valore morale dell’ordine sociale, ci rammentano che uno dei dilemmi più affascinanti del comportamento umano è come gli individui possano violare leggi in cui credono.

Oltre che per il suo complessivo significato culturale, l’interesse della teoria risiede negli approfondimenti e nelle critiche di cui essa ha potuto arricchirsi grazie a vari studi successivi che hanno cercato di saggiare il fondamento empirico di alcuni dei suoi assunti di fondo:

· la differenza tra delinquenti e non delinquenti nella giustificazione del comportamento illecito: si segnalano studi che hanno riscontrato un livello di razionalizzazione relativo a vari reati più accentrato tra i delinquenti istituzionalizzati rispetto agli studenti liceali, analisi posteriori hanno identificato differenziali di neutralizzazione non significativi tra i due gruppi

· la messa in atto delle neutralizzazioni prima del comportamento criminale: idea che le neutralizzazioni precedessero l’atto criminale viene confutata con l’idea che invece esse seguano la realizzazione dei reati. Di particolare interesse la criminalità dei colletti bianchi → in questo contesto la spiegazione del comportamento criminale deve far leva soprattutto sull’esistenza di una forte spinta verso beni non conseguibili attraverso mezzi legali combinata con il riscontro di opportunità favorevoli tali da prospettare il possibile soddisfacimento di questi desideri senza eccessivi rischi.

· l’effettiva condivisione da parte dei delinquenti dei valori convenzionali e in genere il reale bisogno avvertito dagli stessi di autogiustificare le condotte criminose: differenze tra teoria delle neutralizzazioni e teorie sottoculturali: alla teoria delle neutralizzazioni si è imputata una certa sottovalutazione dell’attrattiva esercitata da uno stile di vita deviante e una sopravvalutazione degli scrupoli provati dai soggetti che vi si dedicano.

 

La teoria delle “neutralizzazioni” dei criminali ultima modifica: 2017-09-01T18:18:30+00:00 da admin
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