I modelli organizzativi del sindacato

  1. La prima forma di organizzazione sindacale nei paesi a più antico sviluppo industriale ha assunto il mestiere esercitato dai lavoratori a criterio individuante il gruppo professionale: è il sindacato di mestiere (craft union).  Secondo questo modello organizzativo, in ogni impresa operano più sindacati, tanti quante sono le professionalità necessarie al processo produttivo.
  2. Successivamente si è venuto a creare un altro modello organizzativo alternativo al primo e conseguente alla scomparsa dei vecchi mestieri e alla dequalificazione della manodopera scaturite dalla diffusione delle macchine nel processo produttivo e dal sorgere dell’organizzazione scientifica del lavoro (cosiddetta taylorismo): il sindacato per ramo d’industria.  In base a questo modello, il sindacato organizza i lavoratori secondo il tipo di attività produttiva esercitata dall’impresa da cui dipendono (ad esempio imprese metalmeccaniche).

In Italia, se all’inizio numerosi furono i sindacati di mestiere, si affermò presto il secondo dei due modelli organizzativi.  Al primo modello può essere ricondotta l’organizzazione separata degli impiegati, prima e durante il periodo corporativo; dopo la Liberazione, però, anche questi lavoratori si organizzarono unitamente agli operai, con riguardo all’attività produttiva delle imprese, anziché a quella specifica da essi svolta.  Questa evoluzione non si è, invece, avuta per i dirigenti delle aziende private i quali, in Italia, hanno costituito una propria organizzazione, che ha la caratteristica sostanziale del sindacato di mestiere.  La formula del sindacato di mestiere è, inoltre, praticata nell’area dei sindacati autonomi, non aderenti ad una delle tre maggiori confederazioni sindacali: lavoratori con funzioni professionali più o meno elevate e complesse.

I modelli organizzativi del sindacato ultima modifica: 2013-05-27T22:30:13+00:00 da admin
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