Il conferimento e la revoca dell’incarico; l’accettazione dell’incarico

È invece dominante fra gli interpreti l’idea che il conferimento dell’incarico presenti un carattere discrezionale: cioè sia vincolato quanto al fine da raggiungere. Resta inteso però che al presidente della repubblica rimane la scelta fra i mezzi più atti a conseguire questo scopo. Si potrebbe comunque pensare che l’operato del presidente della repubblica sia totalmente svincolato da criteri di ordine giuridico.

Ma anche in questa ipotesi estrema, è invece preferibile la tesi di quanti ritengono che il presidente debba incaricare colui che disponga comunque dei maggiori consensi in sede parlamentare. Qui pure trova applicazione il principio stabilito dall’art. 94, onde il governo deve essere formato in vista di un possibile voto di fiducia, evitando la costituzione di compagini governative che rispondano soltanto alle visioni politiche presidenziali.

In tali criteri consiste il fondamento consuetudinario dell’istituto dell’incarico. Al di là di questo l’incarico stesso si presta a subire una serie di varianti di natura convenzionale. Ciò vale per la prassi degli incarichi condizionati. In secondo luogo mutevole è stata altresì la forma di conferimento dell’incarico. Fino al 1958, l’incarico era dapprima conferito oralmente, ma veniva poi perfezionato mediante un apposito decreto presidenziale. Subito dopo la costituzione del secondo governo Fanfani tutte queste finzioni complicanti ed inutili vennero per altro abbandonate, con la conseguenza che l’incarico è stato da allora conferito in una forma esclusivamente orale.

Rimane in ogni caso fermo che il presidente della repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi dipendenti dalle divergenze delle rispettive visioni politiche. Ma ciò non esclude che la revoca dell’incarico sia possibile e perfino necessaria, quando le trattative dell’incaricato si prolunghino in maniera abnorme. Di norma però, sia che il tentativo dell’incaricato abbia successo sia che si concluda con un fallimento, l’interessato si reca dal capo dello stato per sciogliere la riserva che nella prassi viene sempre espressa all’atto del conferimento.

Alcuni ritingono che l’incaricato si riservi di accettare, ponendo una sorte di condizione sospensiva. Altri preferiscono invece parlare di una “riserva di rifiuto”, operante come una condizione risolutiva. Infatti l’incaricato non esercita una funzione unitaria, ma svolge compiti alquanto eterogenei, cui corrispondono all’interno della fase dell’incarico almeno due sottofasi: quella delle trattative e quella propriamente costitutiva del nuovo governo.

 

Il conferimento e la revoca dell’incarico; l’accettazione dell’incarico ultima modifica: 2018-03-12T11:07:42+00:00 da admin
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