I principi fondamentali dell’organizzazione pubblica italiana

Oggi il potere pubblico è un complesso frammentato composto cioè da una pluralità di diverse amministrazioni prive di centro di riferimento e di comando. Si tratta di un’organizzazione reticolare o ‘multiorganizzativa’.

La nuova fisionomia dell’organizzazione amministrativa trova esplicito riconoscimento a livello costituzionale in via diretta nell’art. 97 e indiretta negli artt. 5 -114 – 99 e 100 nonché 117 – 118.

In particolare l’art. 97 stabilisce una riserva di legge in materia di organizzazione pubblica: l’istituzione, la modificazione e la soppressione degli uffici esterni, nonché la definizione del loro assetto organizzativo, devono spettare al parlamento, attraverso atti di normazione primaria, mentre quelli interni sono proprie del governo, attraverso atti di normazione secondaria

Artt. 5 e 114 cost., che affermano e tutelano rispettivamente il principio del decentramento e quello dell’autonomia degli enti locali e territoriali, nonché gli art. 99 e 100 che garantiscono l’indipendenza del consiglio di stato e della corte dei conti poi, costituiscono ulteriore conferma della dissoluzione della funzione centralizzatrice dello stato.

Un altro principio importante è quello che riserva agli enti autonomi (regioni, città metropolitane) potestà statutaria e regolamentare per disciplinare la propria organizzazione interna.

L’organizzazione amministrativa si ispira ad altri criteri: il principio di sussidiarietà prevede che una istituzione di rango superiore possa intervenire al posto di un’altra che opera a livello inferiore solamente quando questa ultima non sia in grado di svolgere in modo adeguato i propri compiti.

Altri principi dispongono che le amministrazioni pubbliche devono definire la propria organizzazione in modo da assicurare la rispondenza al pubblico interesse dell’azione amministrativa e garantire nello stesso tempo la funzionalità rispetto ai compiti e ai programmi, il perseguimento di obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità (cap. VII, par. 3.4), l’ampia flessibilità delle strutture, il collegamento delle attività degli uffici, l’imparzialità e la trasparenza dell’azione, nonché il soddisfacimento delle esigenze degli utenti.

Stabiliscono, inoltre, il principio della distinzione tra i compiti di indirizzo e di controllo, riservati all’organo politico, e quelli di gestione, riservati agli uffici dirigenziali (cap. IV, par. 5.1). Prescrivono, infine, che, nell’ambito delle leggi e degli altri atti organizzativi, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici sono assunte dagli organi preposti alla gestione (quindi, dai dirigenti) con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro (cap. IV, par. 4.1).

 

I principi fondamentali dell’organizzazione pubblica italiana ultima modifica: 2017-10-10T12:18:36+00:00 da admin
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