Principi – guida comunitari in materia di politica ambientale: lo sviluppo sostenibile

Premesso che, come già visto, esiste un obbligo per gli Stati, nato con il caso della fonderia di Trail, di non provocare danni all’ambiente di un altro Stato, precisiamo che questo obbligo non è contenuto nel Trattato istitutivo, ma nella Convenzione di Stoccolma.

I principi – guida comunitari in campo ambientale sono 5:

–          Sviluppo Sostenibile

–          Principio di integrazione

–          Principio del “chi inquina paga” (o “inquinatore pagatore”)

–          Principio di prevenzione

–          Principio di precauzione

 Sviluppo sostenibile:  è alla base della Convenzione di Rio, ma ne fu trovata una definizione specifica anni prima dalla Commissione Mondiale Ambiente e Sviluppo, nel rapporto Grünland (dal nome del Presidente): “lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. E’ una definizione che ha riscontrato un grande successo, anche grazie, e questo è un argomento utilizzato detrattori, alla formula molto vaga (è un concetto, però, difficilmente applicabile). Spesso lo sviluppo sostenibile viene confuso con lo sviluppo durevole, che è una cosa leggermente diversa: uno sviluppo che consente all’uomo di progredire nel proprio benessere economico, ma che allo stesso tempo non pregiudichi la sopravvivenza del Mondo e della specie umana. Per dare più contenuto al concetto di sviluppo sostenibile, si può cercare di vedere come al suo interno si possano ricavare dei corollari; l’espressione sviluppo sostenibile ricomprende tre diversi concetti. Innanzitutto va intesa come equità (o solidarietà) intergenerazionale (come si ricava anche dalla lettera del Rapporto Grünland). Va intesa, poi, anche come equità (o solidarietà) intragenerazionale: si prende in considerazione la necessità di preoccuparsi non di generazioni presenti o future, ma di popolazioni che si trovano in una condizione di arretratezza economica e sociale. Questo concetto si ritrova molto spesso anche nei trattati, che parlano di “responsabilità comuni ma differenziate”: tutti sono responsabili, ma in maniera diversa. Il grado di responsabilità dipende dal livello di sviluppo tecnologico raggiunto: i Paesi più sviluppati dovrebbero garantire a quelli meno sviluppati un raggiungimento di un uguale livello di sviluppo senza danneggiare l’ambiente. Quelle appena detto sembrano solo belle parole senza possibilità di attuazione, ma non è così: ci sono stati dei tentativi di applicazione. La Convenzione che disciplina la spedizione transfrontaliera di rifiuti, proibendo ai Paesi più sviluppati di esportare rifiuti destinati allo smaltimento (non al recupero) verso i Paesi più poveri (per fare un esempio, la Romania per anni è stato lo “scarico” dell’Unione Sovietica). Altro tentativo è stato quello del Protocollo di Kyoto: attraverso il sistema delle emissions trading si è creato quello degli “investimenti verdi”: le imprese possono barattare la riduzione delle proprie emissioni di gas serra con gli, appunto, investimenti verdi, in Paesi nei quali la situazione economica è peggiore. Ultimo corollario del principio di sviluppo sostenibile è quello che lo intende con finalità dell’uso equo e sostenibile delle risorse naturali. Esempi di applicazione: tutta la disciplina in materia di rifiuti ha tra i principi fondamentali quello dell’incentivazione al recupero e al riutilizzo dei rifiuti; poi c’è la tutela dell’acqua, una tutela sia dal punto di vista qualitativo (per quanto riguarda l’inquinamento), sia dal punto di vista quantitativo (l’acqua non è inesauribile; recupero delle acque reflue à esiste una normativa di molti anni fa, rimasta inattuata).

Principi – guida comunitari in materia di politica ambientale: lo sviluppo sostenibile ultima modifica: 2013-01-31T16:51:46+01:00 da admin
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