L’evoluzione dei contratti agrari

La crisi dei modello curtense portò alla formazione di nuove forme contrattuali. Ai contratti a tempo indeterminato o a lungo tempo, ormai poco redditizi per i concedenti a causa di canoni divenuti nel tempo molto modesti, subentrarono forme di affittanza di breve periodo, concluse a condizioni più onerose per chi lavorava la terra: canoni in danaro o più spesso m natura, più tardi contratti di mezzadria.

Nella Toscana del Trecento e del Quattrocento questi contratti svilupparono una ramificata serie di clausole sui modi di coltivazione, sui diritti e sulle garanzie delle parti, sui rischi e sugli investimenti. Contemporaneamente si andavano formando unità agrarie omogenee e compatte (i «poderi»), gestite dal concessionario della terra ma anche, non di rado, da coltivatori salariati sotto la guida di un fattore.

In talune regioni d’Europa le comunità rurali conseguirono nei secoli XII e XIII un’autonomia ancora maggiore.

I coloni olandesi e fiamminghi ottennero il riconoscimento delle loro consuetudini da parte dei signori territoriali che ne avevano incoraggiato lo stanziamento.

Le numerose colonie di contadini che dissodarono tante terre incolte dell’Europa centrale e orientale conseguirono speciali libertà di carattere successorio, personale, tributario, processuale e giudiziario

Qualcosa di analogo si verificava contemporaneamente nelle zone bonificate delle Fiandre, nella Francia sud-occidentale e nell’Italia dei borghi franchi.

Vi furono casi in cui le comunità rurali, stringendo patti e vincoli di mutuo sostegno, giunsero addirittura alle soglie della sovranità, conquistando competenze politiche superiori: l’alleanza dei tre cantoni di Uri, Schwyz e Unterwalden, condusse col tempo alla formazione di un vero Stato confederale con proprie armate e proprie istituzioni.

L’evoluzione dei contratti agrari ultima modifica: 2013-09-20T18:11:12+00:00 da admin
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