La codificazione

Il nuovo ordine doveva essere completato con una legislazione sostanziale coerente. L’assemblea costituente decreta l’emissione di un codice, ma poi fu impresa ardua. Il primo progetto ad opera di Cambacèrès fu presentato nel 1793 ma viene bocciato. Ancora a sua opera, presenta un altro progetto nel 1794 ma anche questo fu abbandonato. Viene presentato un terzo progetto ma va scemando e non viene mai discusso. Napoleone Bonaparte, che diviene console nel 1800, riprende la questione e incarica 4 giuristi e nel giro di 3 anni il progetto viene discusso e approvato nel 1804.

Si componeva di 3 libri secondo lo schema delle istituzioni giustinianee:

1° libro → persone

2° libro → beni e proprietà

3° libro →intitolato alle differenti maniere di acquisizione di proprietà ma contiene in realtà obbligazioni e contratti

sotto il profilo del contenuto le scelte di policy espresse nel codice si debbono confrontare con il diritto francese quale era sortito dalla legislazione emanata durante la rivoluzione. Quando le difformità apparivano inconciliabili i codificatori rimasero silenziosi. (Es. pag. 221)

Il code civil e il linguaggio della legge

a uno sguardo generale il modello fornito dal code civil francese appare una equilibrata miscela di istanze provenienti da elaborazioni culturali diverse. Alcune norme chiave furono tratte dal pensiero dei fisiocrati, a sua volta influenzato dal diritto naturale. La disciplina del diritto delle obbligazioni e contratti è debitrice della accumulazione prodotta dalla cultura tecnico giuridica precedente. Il linguaggio del codice è stringato, coeso e elegante, le formulazioni sono significative e i principi generali sono espressi in locuzioni eloquentemente efficaci. Si compose inizialmente di 2281 articoli ma poi fu ridotto per risultare meno dettagliato.

La norma del diritto di civil law si pone in mezzo tra la decisione della lite e i principi di cui la norma può essere come un’applicazione. L’abilità del giurista consiste nel saper formulare la norma a livello adatto, ad esempio in alcuni campi è preferibile generale mentre in altri serve una maggior concretezza. Il codice fu redatto nella lingua francese dell’epoca supponendo istituita una lingua nazionale tra legislatore, sovrano e cittadino. I codificatori napoleonici hanno evitato di ricorrere in modo significativo a clausole generali come principio di buona fede. Non vi è il divieto di abuso del diritto mentre non c’è posto per l’equità sostanziale.

L’idea di codice discendeva dalla necessità di fondare un ordine nuovo in cui la legge divenisse sinonimo di diritto. I codificatori evitarono di misurarsi con questo compito ma non rinunciarono all’idea che il codice dovesse essere privo di ambiguità e lacune. Solo verso la fine del XIX secolo si diffuse l’idea che il codice era lacunoso. Facendo riferimento agli istituti maggiori, proprietà, contratto e responsabilità civile, non si è mai fatta chiarezza su alcuni punti.

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