Chirone e Prometeo alle origini della riflessione bioetica

La nostra epoca è caratterizzata dalla c.d. emergenza bioetica (basti pensare all’aberrante ipotesi della clonazione umana), emergenza che porta ad un forte timore e sconcerto all’interno della società. Reazione perfettamente comprensibile poiché lo sconfinare della tecnica appare come una minaccia per l’uomo moderno. Uomo che ha progressivamente preteso di ridurre il mondo naturale a mero fascio di fenomeni dominabili e manipolabili e che ora comprende di non essere più il protagonista dell’opera di trasformazione e di essere ridotto a fenomeno fra i fenomeni. Inizia a temere di essere concepito e utilizzato come un possibile o potenziale assemblaggio di organi o di pezzi di ricambio.

Però non bisogna lasciarsi prendere emotivamente da questa emergenza bioetica perché ciò non aiuta a trovare una risposta adeguata alle sfide poste da questa emergenza. Va poi detto che è un po’ ingenuo lasciarsi sorprendere e stupirsi davanti a ciò. Quello che accade oggi non è una novità, non è altro che il riproporsi in termini diversi di un errore antico che da sempre accompagna lo sviluppo della mentalità tecnica occidentale: cioè il travalicare il limite fino a pretendere di trasformare gli esseri umani.

Questa ambizione della tecnica di disporre dell’origine e della fine della vita umana è antica, ed è strettamente connessa all’ambizione propria dell’uomo di manipolare e dominare la natura. Possiamo ricordare il mito greco di Chirone che ci conferma come questa tendenza della tecnica era già presente nel mondo antico. Chirone era il centauro saggio, precettore di tutti gli eroi, era anche maestro di Esculapio a cui insegna l’arte medica (quindi può considerarsi il fondatore della medicina). Eracle, un suo discepolo, nel combattere alcuni centauri colpisce per errore il suo maestro con una freccia avvelenata, così da condannarlo ad una sofferenza eterna, infatti Chirone per sua natura è immortale ma non immune alle sofferenze dei mortali.

Il centauro prega quindi Zeus affinché gli consenta di morire per sottrarsi alla sofferenza: ecco quindi che si affaccia la voglia dell’uomo di decidere il suo destino, di diventare padrone della propria vita.

Zeus accoglie la richiesta, consentendo a Chirone di morire cedendo la sua immortalità a Prometeo.

In questo discorso centrale anche il ruolo di Prometeo, egli è il padre della tecnica, è stato punito da Zeus per gli indebiti doni che ha elargito agli uomini: il fuoco, consentendo così di forgiare i metalli e modificare lo stato naturale degli elementi, e l’oblio dell’ora della morte, consentendo così agli uomini di dimenticare il limite umano per eccellenza. Motivo per cui hanno iniziato a credere di poter dominare la natura.

Da questo mito vediamo quindi come il rapporto tra scienza, tecnica e scelte etiche attorno alla vita ha origini antiche

Chirone e Prometeo alle origini della riflessione bioetica ultima modifica: 2014-02-14T19:24:28+00:00 da admin
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