Sindacalismo unitario e pluralismo sindacale. Le affiliazioni internazionali

Sindacalismo unitario e pluralismo sindacale. Le affiliazioni internazionali

Una variabile importante è quella relativa al regime di unità o di pluralismo.

In molti paesi europei, come Gran Bretagna, Germania, Svezia, un’unica confederazione raggruppa tutti o quasi i sindacati esistenti (unità sindacale).

Situazioni di pluralismo, caratterizzate dalla coesistenza di confederazioni con diversa ispirazione ideologica si hanno, invece, in Francia, nei Paesi Bassi, in Italia, e in Spagna.

In Italia, nel 1944, quando ancora la liberazione dal fascismo non era compiuta, la democrazia cristiana, il partito comunista e il partito socialista stipularono un accordo, detto patto di Roma, per far rinascere il sindacalismo libero creando un’unica confederazione, la Cgil, che avrebbe organizzato tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro orientamento politico, confessionale ed ideologico.

La stretta connessione tra unità sindacale e unità tra le forze politiche antifasciste fece sì che la prima non riuscisse a sopravvivere alla fine della seconda: nel 1948 la Cgil unitaria fu abbandonata dalla corrente cattolica, che formò quella che assumerà il nome di Cisl.  L’anno successivo uscirono i lavoratori delle correnti socialdemocratica e repubblicana, formando la Uil.

Sull’onda delle grandi lotte sindacali dell’autunno caldo del 1969, nel 1972 le tre organizzazioni stipularono un patto con il quale fu creata la federazione delle confederazioni, denominata federazione Cgil, Cisl e Uil.  Gli organi di questa erano composti pariteticamente dai corrispondenti organi delle tre confederazioni a tutti i livelli.  Il suo fondamento, sostanzialmente, era uno scambio tra pariteticità tra le tre organizzazioni federate e rinunzia alla possibilità di accordi separati; in altre parole, le tre confederazioni si riconoscevano reciprocamente pari peso nelle decisioni, a prescindere dalla loro consistenza relativa, e contemporaneamente si impegnavano a prendere le proprie decisioni solo unitariamente.

Questo equilibrio resse fino alla rottura tra le tre confederazioni, causata dal mancato accordo col governo nel febbraio del 1984, che portò allo scioglimento della federazione.  Successivamente la reciproca convenienza impose la ripresa di una prassi unitaria, pur in una rinnovata e netta separazione tra le organizzazioni e i loro livelli decisionali.

Oltre a Cgil, Cisl e Uil, esiste un arcipelago di altre organizzazioni cosiddette autonomi, essenzialmente concentrato nei servizi e nei trasporti (Cida, che organizza i dirigenti di azienda; Snals degli insegnanti di scuola secondaria; COBAS tra i macchinisti delle ferrovie e tra i docenti di scuola secondaria).

A livello europeo si è poi formata la confederazione europea dei sindacati (CES) che svolge un’intensa attività politica nei confronti degli organi delle comunità europee; ad essa aderiscono tutte e tre le confederazioni italiane.  Le maggiori confederazioni sindacali italiane aderiscono anche ad organizzazioni sindacali internazionali.  La Cisl e la Uil fanno parte della confederazione internazionale dei sindacati liberi (Cisl internazionale) fin dalla loro nascita (1950).  Questa organizzazione internazionale si era scissa dalla federazione sindacale mondiale (FSM) sull’onda della guerra fredda che indusse anche i sindacati a schierarsi in favore di uno dei due fronti.

La Cgil, invece, in un primo tempo, mantenne all’adesione alla Fsm, la quale si è sciolta a seguito dei noti avvenimenti politici del 1989.  Dal 1991 anche la Cgil aderisce alla Cisl internazionale.

L’associazionismo sindacale degli imprenditori

Per essi l’esigenza di coalizzarsi nasce dalla necessità di contrastare la controparte, oltre che dall’interesse ad evitare che la concorrenza di altri imprenditori possa basarsi su costi minori della forza lavoro. Essi si raggruppano in confederazioni per grandi settori economici (confindustria, confagricoltura).

A livello Europeo, gli imprenditori privati sono organizzati nell’unione delle confederazioni industriali e dei datori di lavoro.

L’organizzazione sindacale non organizzativa

La forma organizzativa prevalente è associativa, talvolta viene svolta da formazioni non stabili (comitati di agitazione): sono coalizioni provvisorie, che siano pur sempre idonee ad esprimere un’omogenea volontà collettiva.

Sindacalismo unitario e pluralismo sindacale. Le affiliazioni internazionali ultima modifica: 2013-05-27T22:34:25+00:00 da admin
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