Il diritto dei lavoratori alla cosiddetta posizione contributiva

Il diritto dei lavoratori alla cosiddetta posizione contributiva

Tutte le volte in cui non trovi per l’applicazione principale automaticità delle prestazioni o comunque, quando dall’omessa o irregolare contribuzione derivino conseguenze in ordine alla realizzazione della tutela previdenziale, il soggetto protetto ha diritto a che i doveri e obbligazioni che siano adempiuti non sono da parte degli enti previdenziali, ma anche da parte del datore di lavoro.

Tale diritto si estende al versamento dei contributi previdenziali.

Il diritto del lavoratore al corretto porsi degli elementi che consentiranno il sorgere del suo diritto alle prestazioni previdenziali, trova ora il presupposto per il suo esercizio dell’obbligo, imposto dalla legge ai datori di lavoro e sanzionato in via amministrativa, di consegnare ai loro dipendenti, della denuncia nominativa presentata all’INPS, contenente l’indicazione delle retribuzioni individuali corrisposte.

Il datore di lavoro è responsabile per la violazione del diritto del lavoratore alla periodica regolarizzazione della sua posizione contributiva, e come responsabile sussidiario nei suoi confronti deve anche essere considerato l’ente previdenziale. Un’ulteriore tutela della posizione contributiva è stata realizzata dalla legge che prevede la ricongiunzione e consente di cumulare le contribuzioni effettuate in regimi diversi ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, ed è stato stabilito dalla corte costituzionale un “doppio canale” per i liberi professionisti che non abbiano maturato il diritto a pensione in nessuna delle gestioni cui sono o sono stati iscritti.

 

L’atto di ammissione al godimento delle prestazioni previdenziali

La posizione giuridica in cui si trova al soggetto protetto nel momento in cui si verifica l’evento previsto dalla legge consiste nel diritto all’ammissione al godimento delle prestazioni previdenziali.

La domanda non è da sono ancora sufficiente trasformare il diritto all’ammissione in diritto al godimento delle prestazioni previdenziali. Tale trasformazione non avviene per effetto dell’attività dei soggetti protetti né automaticamente ad opera della legge, ma solo per effetto di un atto dell’ente previdenziale: atto di ammissione. Esso consiste nell’accertamento dell’esistenza di tutte le condizioni richieste dalla legge e dell’ammissione del richiedente al godimento delle prestazioni previdenziali, attribuendogliene il diritto.

L’ammissione può essere dedotta anche nei fatti concludenti e consistere nel fatto materiale dell’erogazione stessa delle prestazioni.

 

I soggetti protetti

Tra le caratteristiche più rilevanti dell’evoluzione del sistema della previdenza sociale c’è quella dell’estensione della tutela previdenziale ai lavoratori autonomi, a quelli parasubordinati e a soggetti che non sono lavoratori. Tale estensione avviene mediante la semplice equiparazione ai lavoratori subordinati, altre volte, con l’istituzione di nuovi regimi previdenziali.

La tutela della salute si estende a tutti cittadini; anche la tutela per l’invalidità, vecchiaia e superstiti si estende oramai è soci delle cooperative di lavoro, ai mezzadri, ai coloni, ai coltivatori diretti, agli artigiani.

Lo stesso dicasi per la tutela contro gli infortuni e le malattie professionali, estesa anche alle persone occupate nell’ambito domestico.

La tutela previdenziale si estende familiari partecipanti alle imprese familiari indicati nell’art. 230 bis cc, e si estende ai familiari dei lavoratori, i quali, pur non lavorando, traggono dal lavoro del capofamiglia l’unico mezzo di sostentamento. I familiari del lavoratore sono titolari di un autonomo diritto alle prestazioni previdenziali.

La tutela previdenziale si estende anche tutti cittadini ultra sessantacinquenni che si trovino in disagiate condizioni economiche.

Il diritto dei lavoratori alla cosiddetta posizione contributiva ultima modifica: 2020-11-30T23:38:44+01:00 da admin