Relazioni tra Corte costituzionale

Il sistema dei rapporti tra Corte e Parlamento non è assestato, dal momento che nel giudizio di costituzionalità la linea di separazione tra tali poteri è ancora incerta. Tale fluidità, tuttavia, connaturata ai sistemi di giustizia costituzionale, si è strutturata in:

  • periodi di attivismo della Corte, diretti in prevalenza a stimolare l’azione del legislatore;
  • periodi di esercizio cauto dei propri poteri, diretti a consolidare il prodotto giurisprudenziale sul versante dei rapporti tra Corte e organi del potere giurisdizionale.

 

Politicizzazione del controllo di legittimità costituzionale.

Spesso si sostiene come il modo migliore per mantenere equilibrato un sistema di giustizia costituzionale sia l’impiego di un atteggiamento di self restraint da parte dell’organo di controllo di costituzionalità e di fair play da parte dell’organo legislativo. Il buon funzionamento di un sistema di giustizia costituzionale, tuttavia, dipende da fattori oggettivi, non soggettivi (come restraint o fair play), fondati sugli equilibri che corrono tra Stato e società, e all’interno dello Stato tra i diversi poteri costituzionali.

Rispetto alla doppia anima che caratterizza ogni controllo di costituzionalità come un controllo sostanzialmente politico condotto in forma giurisdizionale, il controllo della Corte costituzionale si sta sviluppando più sul versante politico che su quello giurisdizionale. Questa è il risultato del nostro assetto politico-istituzionale, fortemente conflittuale, bisognoso di forme di mediazione, e quindi favorevole alla supplenza dei poteri giurisdizionali. Anche la Corte è stata quindi spinta a trasformare il suo ruolo di custode della Costituzione in un ruolo di promotrice delle riforme in nome dei principi costituzionali, ossia in soggetto mediatore dei conflitti sociali non mediabili nei normali canali della politica. La maggior rapidità delle proprie pronunce ha aumentato tale aspetto, avvicinando il controllo di costituzionalità alle vicende politiche.

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