Attualmente, quindi, diversamente dal passato, la produzione e la distribuzione dei servizi è ordinariamente di pertinenza delle imprese private. Alle amministrazioni pubbliche e ai pubblici poteri, invece, si attribuiscono:

  • il compito di operare come regolatrici delle attività delle imprese stesse;
  • il mandato, qualora l’attività delle imprese private si riveli insufficiente, per organizzare la produzione e la distribuzione dei servizi.

Tale nuovo approccio, quindi, sottolinea un aspetto fondamentale, ossia che alle amministrazioni pubbliche si richiede lo svolgimento di una pluralità di funzioni pubbliche che possono essere in qualche misura reciprocamente configgenti. Dai pubblici poteri e dalle amministrazioni pubbliche, infatti, ci si attende:

  • (come rappresentanti dei cittadini consumatori) che operino perché siano resi disponibili servizi di ottima qualità e a prezzi molto bassi;
  • (come proprietari di imprese pubbliche) che si occupino delle finanze pubbliche favorendo la massimizzazione dei profitti delle imprese in mano pubblica;
  • (come regolatori) che considerino in modo equo gli interessi dei cittadini e le esigenze economiche delle imprese, pubbliche o private che siano.

Questa situazione spiega la scelta del modello organizzativo delle amministrazioni indipendenti, preposte allo svolgimento delle funzioni di regolazione dei servizi di pubblica utilità

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