I Longobardi

Il dominio bizantino in Italia durò fino all’invasione dei longobardi nel 568. Dopo la conquista dell’Italia settentrionale , dell’Emilia e della Toscana,i longobardi si spinsero a sud, formando nell’Italia centrale il ducato di Spoleto, e nell’Italia meridionale, il ducato di Benevento. Non riuscirono ad occupare tutta l’Italia,per la presenza dei bizantini per cui nel 603 si arrivò alla divisione dell’Italia in due parti:

  1. il regno longobardo, costituito dall’Italia settentrionale,toscana e i due ducati, con capitale a Pavia
  2. il regno bizantino,formato dai territori intorno a Ravenna,veneto Istria , costa ligure,ducato di Perugia,tutta la regione romana e l’Italia meridionale, con Ravenna capitale.

L’ordinamento politico-amministrativo venne modificato sulla base della struttura sociale primitiva delle popolazioni germaniche;le popolazioni d’Italia furono escluse dai diritti politici e dal governo. Lo stato longobardo venne diviso in ducati,governati dai duchi;un’aristocrazia di guerrieri che di fatto era indipendente dal sovrano.

Il primo secolo del dominio longobardo fu caratterizzato da lotte interne che vedevano i duchi divenire sempre più indipendenti e indebolire l’autorità regia. Rotari, un re longobardo, durante il suo regno estese il dominio con la Liguria e la Sardegna;è famoso per l’editto del 643, redatto in latino, che fu la prima raccolta di leggi scritte dei longobardi.

All’inizio dell’VIII sec., la situazione politica dell’Italia era immutata,fino a quando però i longobardi ripresero con la voglia di espandersi. Durante il regno di Liutprando nacque il conflitto tra cattolici italiani e l’imperatore d’oriente, che aveva emanato un editto per introdurre l’iconoclastia, cioè la distruzione di tutte le immagini sacre, che riteneva avessero fatto precipitare il cristianesimo nell’idolatria. Di questo contrasto approfittò Liutprando, per riprendere una politica di espansione nei confronti di tutta la penisola italica;invase i domini bizantini del nord d’Italia e giunse a minacciare lo stesso ducato di Roma , ma il pontefice Gregorio II,lo trattenne  inducendolo a donare alla chiesa il castello di Sutri.

Con i longobardi si è iniziato a parlare di persona di diritto, per cui nei rapporti privati ogni popolo avrebbe rispettato le proprie tradizioni nazionali. Utilizzarono il testamento e finirono per ammettere i lasciti pro anima:donazioni con effetto post mortem, per aprire le porte del paradiso al donante.

Pochi anni dopo l’ingresso in Italia, fu possibile una vacanza decennale della carica reale,c.d. anarchia ducale;ricostituita la monarchia,per far fronte alla insidie tese dai bizantini, si erano divise le terre pubbliche tra re e duchi. In caso di sedi vacanti il re inseriva il duca di proprio gradimento;infatti il re non poteva disporre liberamente dei ducati  e proprio per questo inviava un proprio fiduciario”gastaldo”come controllore del duca locale. Se un sede non aveva un proprio duca la carica veniva ricoperta da un gastaldo di nomina regia con poteri ducali,detto gastaldo civitatis,o iudex regis. Il gastaldo  a differenza dei duchi era facilmente revocabile,non avendo i poteri e l’appoggio dei fedeli locali come il duca.

Nelle fonti longobarde ,si parla di iudices: termine generico che includeva sia duchi che gastaldi i quali sovra intendevano all’amministrazione della giustizia. Dal termine iudex deriva il termine che designa il distretto amministrativo fondamentale dei longobardi: la iudiciaria. Un’altra istituzione importante era l’assemblea annuale a Pavia, dei grandi del regno:duchi , gastaldi e forse anche i vescovi. Tale assemblea recepiva solo le norme nuove rendendole ufficialmente pubbliche ;era anche un incontro per progettare comuni imprese laiche. Quanto alla corte pavese,era composta da funzionari come  il “maggiordomo(per le proprietà fiscali),il referendario (per la cancelleria con i suoi notai),i maniscalchi e i magazzinieri.

 

Chiese e Papato tra autonomia e condizionamenti laici

La “simonia”;corruzione funzionale all’acquisto della carica episcopale,era sentito come un serio problema per le chiese dell’impero, fino al 731, anno dell’elezione di Gregorio III, la procedura era controllata nella fase decisiva da Bisanzio;alla morte di un papa entro 3gg,si doveva procedere alla nuova elezione .Oltre alla partecipazione del popolo e del clero adesso c’era anche l’exercitus. All’imperatore spettava controllare l’ortodossia dell’eletto dando un placet,ossia la condizione necessaria per procedere alla consacrazione. Tale ingerenza laica nelle elezione la si ebbe anche nell’Italia Longobarda. In Gallia il problema della laicizzazione delle nomine era molto presente nel VII sec.; i vescovi divennero sempre più espressione di un nuovo gruppo dirigente e potevano addirittura accomandarsi come i laici:potersi mettere sotto la protezione di un potente(commendatio). Nel papato, per il suo ruolo preminente in occidente, l’interessamento laico delle nobili famiglie romane era ancora più presente. Grazie ai suoi immensi archivi, fu possibile la raccolta di canoni conciliari e decretali nel VI sec: collectio dionisiaca o la collectio ispana.

Il monachesimo

Al VI sec. è da far risalire la nascita del monachesimo occidentale;fino ad allora lo stato monacale era per lo più ricercato da chi rifiutava la vita delle città, ora si diffuse una nuova forma. l’inizio di questo fenomeno viene fatto coincidere con la fondazione del monastero di Monte Cassino, ad opera di S. Benedetto. La regola sulla venne impostata la vita della comunità era diversa da quella orientale;ai monaci erano concessi vitto alloggio e vestiario poveri ma confortevoli,e il loro tempo doveva essere dedicato non solo alla preghiera e alla meditazione ma anche al lavoro nell’ambito dei bisogni del monastero(ora et labora). La regola benedettina venne in breve assunta come modello fondamentale di organizzazione del monachesimo occidentale e costituì la base anche per la fondazione di monasteri non benedettini.

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