La comunità cristiana ha come finalità l’evangelizzazione: essa ha il compito di testimoniare con le parole e con i gesti la sua fede nel Vangelo e di mostrare a tutti l’amore di Dio.

Ma l’annuncio del Vangelo non può essere dissociato dalla causa dell’uomo: per questo la promozione umana, la solidarietà, l’aiuto ai più poveri si sono sempre accompagnati all’evangelizzazione, nella consapevolezza che non si può proclamare che Dio ama l’uomo e poi non darsi da fare perché le condizioni concrete di esso siano dignitose, all’altezza dell’immagine con cui l’uomo è stato creato. Questa convinzione ha portato a dar vita ad innumerevoli opere di carità, attraverso cui la Chiesa ha voluto mostrare nel tempo il cuore compassionevole di Dio non solo all’uomo che soffre e che ha bisogno di essere sostenuto nel portare i drammi della vita, ma alla persona che cresce, all’uomo che deve scoprire con gioia la bellezza della vita e deve assumerla con responsabilità. Di qui il naturale farsi carico da parte della Chiesa di un compito educativo.

La comunità cristiana educa innanzitutto con le sue attività quotidiane (catechesi, preghiera, liturgie eccetera), costituendo un luogo di educazione permanente volto a formare la persona umana capace di porsi interrogativi della vita e di assumere responsabilità per il bene comune. La Chiesa è da sempre presente nell’ambito dell’educazione e della scuola: basti pensare all’opera educatrice dei monasteri benedettini, alle congregazione religiose dell’ottocento e le congregazione evangeliche che si rendono presenti per fronteggiare i bisogni educativi inediti o trascurati.

Tra le esperienze educative dell’ottocento non si può non ricordare quella di Don Giovanni bosco, che si dedicava ai giovani incontrandoli anche nelle situazioni nei luoghi più difficili, o quella di Don Lorenzo Milani, e, ai giorni nostri, di Don Luigi Giussani e di Don Pino Puglisi che ha intrecciato la sua missione di pastore con il servizio di educazione alla legalità. Al di là di questi esempi eclatanti occorre notare che negli ultimi anni, attraverso le istituzioni degli oratori, le comunità cristiane hanno offerto ai giovani esperienze sempre più qualificate e stimolanti di crescita e di partecipazione, sostenendo le famiglie e animando le piccole comunità. Inoltre, ogni azione di educazione alla fede costituisce un’opera educativa della persona, che affronta la sua esperienza globale di vita in un contesto di umanità, socialità e solidarietà.

Comunità cristiana e passione educativa

In ordine al suo compito educativo, la comunità cristiana si è dotata di diverse strutture distribuite in modo capillare su tutto il territorio (parrocchie, oratori, circoli giovanili, congregazioni religiose eccetera), ma anch’essa oggi vive una crisi dell’educazione. Quest’ultima si coglie in una carenza di relazioni educative dirette e personali, nello scarso coinvolgimento nella cultura dei giovani e nella carenza di personale educante qualificato.

Recuperare il potenziale educativo della comunità cristiana

C’è un potenziale educativo della comunità cristiana che va assolutamente recuperato. Sconfiggendo atteggiamenti pessimistici che spesso sono alla base di quella che oggi viene definita come «la crisi della vocazione a diventare educatori». La storia della Chiesa, anche quella più recente, sta lì a testimoniare quanto la comunità cristiana abbia fatto e continui a fare in ordine all’educazione delle giovani generazioni.

Non bisogna disperdere questo potenziale, anche perché l’azione educativa che si svolge nelle parrocchie, negli oratori, nei percorsi formativi di gruppi, associazioni e movimenti ha caratteristiche peculiari che difficilmente si trovano in altre agenzie educative». La comunità cristiana è il luogo dove ci si abitua da un lato a porsi le domande fondamentali sull’esistenza, dall’altro ad ascoltare gli altri.

E questo è molto importante per contrastare la deriva che porta proprio alla dispersione delle domande, specie da parte dei giovani, più interessati a messaggi che colpiscono solo la sfera emozionale. Secondo elemento: la comunità cristiana offre la possibilità di fare esperienza di una socialità più ricca di quella consentita dalla famiglia e al contempo meno strutturata di quella sperimentata nella scuola. Inoltre in questo ambiente si impara uno stile di vita attraverso esperienze concrete e così la comunità stessa diventa anche una palestra di responsabilità e di crescita dei giovani verso valori umani imprescindibili.

Non va sottovalutata infine la portata educativa della compresenza di generazioni diverse: il bambino, il ragazzo, l’adolescente, il giovane. In tal modo c’è la possibilità di crescere ancora tutti insieme». Questi elementi di forza richiedono però oggi di essere declinati in un nuovo contesto storico e sociale.

La bellezza di educare

Preoccupazioni e allarmi non devono offuscare la bellezza dell’educare. Perché accompagnare un figlio nella crescita è una straordinaria avventura umana.

E nella comunità cristiana questa bellezza deve rifulgere in modo evidente, cercando di dare il primato all’esperienza piuttosto che alle affermazioni di principio. Non che i contenuti non siano importanti, ma occorre che gli stessi educatori siano credibili, oltre che preparati e competenti.

Bisogna educare gli educatori, formarli bene, e mettere fine a un certo spontaneismo, magari condito di santo entusiasmo ma anche di molta improvvisazione. Educatori non ci si inventa da un momento all’altro. Altra lacuna da colmare è quella del linguaggio: spesso si hanno altissimi contenuti, ma povertà di linguaggi.

Ritrovare forza da questo punto di vista non significa cedere alle mode, ma rapportarsi ai giovani con un sano realismo storico. Occorre legare razionalità e affettività e riscoprire parole forti come sacrificio, senso del servizio, dono di sé.

Conclusione

In sintesi, per la comunità cristiana è tempo per tornare a proporre il servizio educativo come educazione. E dunque è un tempo di speranza, non di crisi, in cui educare è desiderare, osare, avere il coraggio di guardare fuori di sé. Tutte operazioni che hanno molto a che fare con il futuro.

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