Definizione

Nella nozione di rappresentanza politica confluiscono 2 significati:

Da una parte, ‘rappresentanza’ significa ‘agire per conto di’ e perciò esprime un rapporto tra rappresentante e rappresentato, per cui il secondo sulla base di un atto di volontĂ  chiamato mandato dĂ  al primo il potere di agire nel suo interesse.

Dall’altra parte, ‘rappresentanza’ significa che qualcuno fa vivere in un determinato ambito qualche cosa che effettivamente non c’è. A tal proposito la dottrina tedesca preferisce usare il vocabolo rappresentazione. Secondo questa accezione, la rappresentanza non presuppone l’esistenza di un rapporto tra rappresentato e rappresentante, che dispone invece di una situazione di potere autonomo rispetto al primo.

L’accezione moderna della rappresentanza politica, nata con la rivoluzione francese, è la seconda, mentre il primo significato, che si incentra sul rapporto tra rappresentato e rappresentante, risale alla particolare struttura dei parlamentari medievali, che è sopravvissero all’assolutismo. Come nella rappresentanza del diritto privato, c’erano tre soggetti: il rappresentante ed il rappresentato, tra cui si instaurava uno specifico rapporto, e poi c’era un soggetto terzo: il Re, davanti al quale i rappresentanti prospettavano gli interessi della volontĂ  delle comunitĂ  che li avevano designati. Per indicare tale specie di rappresentanza si è usata l’espressione rappresentanza di interessi. Questa figura comporta che il rappresentante è tenuto ad agire nell’interesse del soggetto rappresentato.

Lo Stato liberale ha introdotto una nozione profondamente diversa di rappresentanza, che non ha nulla a che vedere con la rappresentanza degli interessi. La societĂ  liberale, infatti, ha cancellato i ‘corpi intermedi’ e giuridicamente si è presentata come formata da singoli individui eguali davanti alla legge. La rappresentanza politica, pertanto, non doveva servire a dar espressione a ‘corpi’ che non esistevano piĂą, ma doveva essere in mezzo tecnico attraverso cui si formava un’istituzione che doveva agire nell’interesse generale.

 

La rappresentanza politica nello stato di democrazia pluralista

I sistemi rappresentativi hanno subito una forte trasformazione con l’avvento dello Stato di democrazia pluralista. Nelle democrazie pluraliste si afferma il principio della sovranitĂ  popolare, il quale esige che il potere politico si basi sul libero consenso dei governatori cioè del popolo. Se i parlamentari quindi dipendono dal consenso dei rappresentati, i primi tenteranno di ottenere questo consenso adottando i provvedimenti richiesti dai loro elettori. Perciò gli interessi sociali premono sullo stato affinchĂ© si abbiano risposte ai rispettivi bisogni. Questi interessi sono molteplici, eterogenei e spesso conflittuali.

In questa ottica la rappresentanza politica ha due aspetti:

la rappresentanza come rapporto con gli elettori, per garantire la legittimazione del sistema;

la rappresentanza come situazione di potere autonomo, necessario per assicurare la possibilitĂ  di assumere una decisione evitando una paralisi decisionale.

E’ importante sottolineare che la rappresentanza politica si differisce dalla rappresentanza giuridica perchĂ© gli eletti non rappresentano i loro elettori, ma la Nazione (art.67);

non c’è alcun rapporto giuridico fra rappresentanti e rappresentati (divieto di mandato imperativo);

non esiste la possibilitĂ  per gli elettori di revocare gli eletti;

il rapporto è bilatero e non trilatero (non c’è alcun terzo).

Il divieto di mandato imperativo sancito dall’art. 67 Cost. a carico dei parlamentari nella loro attivitĂ  di rappresentanza politica, cosicchĂ© la disciplina di partito non si tramuta in obbligo costituzionale per il parlamentare di seguire necessariamente gli indirizzi politici della propria formazione politica.

 

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