Diocleziano

Nel 284 d.C, viene nominato imperatore dall’esercito illirico Diocleziano. Questi, deciso a rafforzare il potere imperiale, chiama al suo fianco Massimiano, affidandogli il governo delle province occidentali dell’impero, mentre egli conserva l’amministrazione di quelle orientali.

Entrambi gli imperatori hanno il titolo di Augustus ma Diocleziano si riserva i supremi poteri di direzione politica e di comando e procede successivamente ad un ulteriore suddivisione nel governo dell’impero nominando due Cesari, Galerio e Costanzo Cloro. A ciascuno di essi venne affidata l’amministrazione di alcune province. Ne risultava un impero il cui governo era nelle mani di 4 persone distinte: nasceva, in questo modo, il sistema tetrarchico. Esso ha come scopo principale non solo quello di assicurare all’impero un’amministrazione più efficiente ma anche quello di regolare la successione al trono: viene così stabilito che alla morte di Augusto gli subentri il proprio Cesare, che divenuto a sua volta Augusto, provvederà a nominare il suo Cesare. Non si tratta della spartizione dell’impero in 4 regni, né della separazione fra Occidente e Oriente. L’impero, infatti, resta uno solo, quello di Diocleziano, il quale si rivela, nel suo modo di governare, un vero e proprio autocrate. La sua più importante riforma riguarda l’amministrazione civile, specie quella periferica. Ciascuna provincia, per essere più facilmente governabile, venne suddivisa in due o più parti, in modo da ottenere delle circoscrizioni amministrative più ridotte. Inoltre, le province vengono riunite in circoscrizioni amministrative più ampie, dette diocesi, rette da un vicario, soggetto al controllo del prefetto del pretorio. Molti governatori vengono poi privati dei poteri militari, conferiti agli ufficiali di carriera (duces).

Per quanto concerne l’amministrazione centrale, il soggetto a cui vengono conferiti poteri più elevati è il prefetto del pretorio. Egli conserva i poteri militari e amplissimi sono i poteri civili: infatti, è responsabile dell’intera amministrazione. Grande è la sua autorità anche in ambito finanziario, dove viene coadiuvato da due ministri, uno responsabile dell’emissione delle monete e della riscossione delle tasse e uno incaricato a riscuotere le rendite dei beni dell’imperatore.

Sicuramente la riforma dell’amministrazione e l’aumento delle spese militari aggravavano già la precaria situazione economica.

Diocleziano cerca di porvi rimedio emettendo, nel 301, un editto con cui venivano fissati i prezzi massimi delle merci e delle prestazioni. Nonostante le pene severissime previste per i trasgressori, l’editto si risolse in sostanza in un fallimento: alla diminuzione delle merci sul mercato, seguì un aumento dei prezzi notevole. Molto più efficace fu la riforma tributaria, caratterizzata dall’imposizione di un’imposta fondiaria ai proprietari dei fondi italici. Tale imposta, chiamata annona, gravava anche sulla popolazione rurale, come schiavi e coloni, ma anche sul bestiame. In questo modo, le casse dello Stato avevano entrate sicure e costanti nel tempo. Tuttavia, il lato negativo di questa riforma fu il fatto che venne trascurata la capacità dei contribuenti. Ingenti furono i danni economici e iniziò a diffondersi il fenomeno dell’evasione fiscale che venne combattuta, attraverso l’istituzione dei decurioni.

Uno degli aspetti più interessanti della sua politica fu la lotta al cristianesimo: a Nicomedia, nel 303, vennero chiuse le chiese e distrutti i testi sacri. Professare il cristianesimo era considerato un crimine gravissimo, punibili con la morte: infatti, i cristiani venivano uccisi con un sacrificio agli dei. Tuttavia, il cristianesimo continuò ad essere praticato nonostante questa dura repressione: infatti, era comunque una religione molto radicata e diffusa, che poteva contare su numerosi seguaci.

Dopo l’abdicazione di Diocleziano e Massimiano, avvenuta nel 1305, Galeno e Cloro diventano Augusti e nominano Cesari, Massimino Paia e Valerio Severo. Tuttavia, l’equilibrio costituzionale si rompe dopo solo un anno.

Li subentrano così Costantino e Licinio. Al primo, viene affidato l’Occidente,  al secondo l’Oriente. Nel 313. entrambi emanano il famoso editto di Milano con cui il cristianesimo è riconosciuto come una religione lecita, alla stessa stregua delle altre religioni riconosciute dallo stato. Vennero così sospese le persecuzioni ai cristiani e restituiti loro i beni precedentemente confiscati. Tuttavia, ben presto Licinio muta atteggiamento e riprende le persecuzioni contro i cristiani mentre Costantino resta fedele alle proprie posizioni.

Questa divergenza sfocia in un vero e proprio conflitto, con conseguente uccisione di Licinio e proclamazione di Costantino come unico imperatore. Anche con Costantino non viene abbandonata fa vecchia impostazione assolutistica anche se con Costantino si assiste all’abolizione del sistema tetrarchico, con conseguente instaurazione di una monarchia di tipo dinastico.

Quanto all ‘amministrazione dello stato, resta più defìnita e marcata la distinzione fra poteri civili e poteri militari. In particolare viene privato dei suoi poteri militari il prefetto del pretorio che si trasforma in un funzionario periferico, dotato di poteri di controllo molto ampi sulle province, sia sotto un profilo amministrativo che sotto un profilo giurisdizionale. Con  Costantino assistiamo al crescente aumento della spesa pubblica e all’introduzione di nuove tasse: il follis senatorius, riguardante i senatori, e la collatio lustralis, gravante sulle attività artigianali e commerciali. A Bisanzio, detta Costantinopoli in suo onore, egli fissa l’epicentro del suo potere e la sua residenza. L’Italia e Roma, intanto, perdono definitivamente, il loro primato politico.

Una delle caratteristiche più importanti della sua politica risiedono nel favoritismo cattolico. Costantino, infatti, è benevolo verso i cristiani e permette loro di praticare liberamente il culto cattolico, costruisce chiese e si converte, seppur tardivamente, al cristianesimo. Tuttavia, nonostante tutto, egli si fa considerare come una divinità e instaura una forma di cesaropapismo, in cui il sovrano stesso resta una sorta di intermediario fra la Divinità e la popolazione stessa.

Da un punto di vista politico, egli è capo del potere esecutivo, nel senso che tutti i funzionari dipendono da lui in via gerarchica e da lui provengono le nomine delle cariche di governo. In campo giurisdizionale, è giudice in ultima istanza, nelle controversie civili e penali e in campo finanziario può revocare o imporre tributi. Intanto, i poteri dei senatori vengono assolutamente limitati.

Per quanto concerne l’amministrazione centrale, l’organo più importante è il consistorium principis, di cui fanno parte i principali ministri del governo centrale. Come organismo, assiste l’imperatore, che tra l’altro lo presiede e possiede anche importanti poteri giurisdizionali, in quanto in esso vengono lette le sentenze imperiali.

Minore importanza rispetto al consistorium principis, assume il senato che possiede, in ambito politico, dei poteri relativamente ridotti. Quasi inesistente è anche la sua influenza in ambito legislativo: il senato, infatti, si limita per lo più a dare pubblicità alle costituzioni imperiali che gli vengono indirizzate. L’imperatore è al vertice di una complessa burocrazia sia centrale che periferica. Gli uffici dell’ amministrazione centrale costituiscono il cosiddetto comitatus, di cui fanno parte i 4 principali ministri civili. Tra questi, emerge principalmente il magister officiorum, chiamato a presiedere i più importanti officia imperiali. Egli dispiega la sua influenza sia nel campo della politica estera, sia in materia amministrativa, cioè di politica estera. Gli vengono conferiti anche importanti poteri in ambito militare, come il compito di sorvegliare le fabbriche d’armi.

Notevole autorità ha pure il quaestor sacri palatii, il principale consulente dell’imperatore in materia giuridica: egli redige le costituzioni imperiali e le risposte alle preces indirizzate al sovrano. Può, dunque, essere considerato una sorta di ministro della giustizia. Tuttavia, egli non possiede un proprio officium.

Minore autorità, invece, hanno i due ministri finanziari:

- Il sacrarum largitionum, una sorta di ministro delle finanze e del tesoro, che controlla l’esazione delle tasse e possiede l’amministrazione del fiscus

- Il comes rerum privatarum, ha il compito di amministrare le proprietà terriere della corona. Inoltre deve provvedere alla riscossione degli affitti delle terre

Diocleziano ultima modifica: 2013-06-29T16:14:51+00:00 da admin
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