L’adozione

L’adozione è un istituto che ha subito una radicale evoluzione nel corso del tempo: prevista originariamente per assicurare alle famiglie agiate senza discendenti di sangue la possibilità di trasmettere il cognome e il patrimonio, si è trasformata in istituto predisposto a tutela dei minori in stato di abbandono, al fine di inserirli in una nuova famiglia.

L’adozione dei minori. . L 184 4/5/1983 Con questa forma di adozione si mira a dare una famiglia ai minori abbandonati. Con l’adozione tutti i rapporti giuridici con la famiglia d’origine vengono a cessare e il minore diventa a tutti gli effetti figlio legittimo della nuova famiglia.  

REQUISITI PER L’ADOZIONE

               genitori                    sposati da più di 3 anni            non separati

dichiarati idonei dal tribunale dei   minori  minore             meno di 18 anni          in stato di abbandono      dichiarato adottabile dal tribunale dei   minori

  1. I requisiti. Possono fare domanda di adozione i coniugi uniti in matrimonio (sia religioso con effetti civili, sia civile) da almeno 3 anni. I coniugi non devono essere separati, né in tribunale né di fatto, e devono essere dichiarati idonei a educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare. Controverso è il dibattito sulla eventualità di consentire al single di adottare un bambino.
  2. La domanda. La domanda di adozione deve essere presentata al tribunale dei minori. La domanda scade dopo 2 anni e può essere ripresentata. Nella domanda i coniugi non possono chiedere l’adozione di un minore in particolare; devono invece specificare l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli.
  3. Accertamento di idoneità dei coniugi. L’idoneità dei coniugi viene dichiarata dai giudici del tribunale dei minori, sentito il parere di assistenti sociali e psicologi, e dopo accurate indagini che hanno lo scopo di accertare l’attitudine a educare il minore, la salute, l’ambiente familiare, i motivi per cui i coniugi desiderano adottare.
  4. Stato di abbandono del minore. Lo stato di abbandono è dichiarato dal tribunale quando i minori sono privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti. Si parla di abbandono anche quando il minore è ricoverato in istituto di assistenza o è in affidamento familiare.
  5. Dichiarazione di adottabilità o di non adottabilità. La dichiarazione di adottabilità o di non adottabilità è rilasciata dal giudice con provvedimento motivato. Contro tale decisione possono ricorrere sia i genitori e i parenti, sia il pubblico ministero con una opposizione allo stesso tribunale. Al minore dichiarato adottabile viene assegnato un tutore.
  6. Affidamento preadottivo. È la fase precedente e preparatoria dell’adozione vera e propria. Il tribunale decide sull’affidamento del minore dichiarato adottabile a una coppia di coniugi dichiarati idonei all’adozione. Tra il minore e i coniugi ci deve essere una determinata differenza di età: non meno di 18 anni e non più di 40 (un bambino di 6 anni può essere dato in affidamento a coniugi che abbiano almeno 24 anni e non più di 46). Se ci sono più fratelli con la dichiarazione di adottabilità, non può essere concesso l’affidamento preadottivo per uno solo di essi. La Corte costituzionale ha stabilito nel 1992 che l’adozione dei fratelli di un bambino già adottato può avvenire anche se tra uno di essi e i coniugi adottanti vi è una differenza di età superiore ai 40 anni.
  7. Dichiarazione di adozione e suoi effetti. Trascorso un anno dall’affidamento preadottivo, il tribunale dichiara l’adozione con decreto motivato. Se i coniugi hanno figli maggiori di anni 14, essi devono essere ascoltati, così come il minore adottando. Il minore prende il cognome dei genitori e acquisisce lo stato di figlio legittimo; non acquista alcun vincolo di parentela con i parenti dei genitori. Perde ogni contatto con la famiglia originaria; ogni documento avrà solo il nuovo cognome: vige il divieto assoluto di dare indicazioni del cognome originario e dei genitori naturali. Ai fini ereditari il minore eredita dai genitori adottivi e dai fratelli, non dai parenti dei genitori.

L’adozione di persone maggiori di età. . L 184 4/5/1983 59 Questa forma di adozione permette alle persone che non hanno discendenti (pur avendo eredi fra i fratelli e le sorelle, i genitori, i cugini ecc.) di adottare una persona maggiorenne, allo scopo di tramandare il proprio cognome e il proprio patrimonio. L’adottante (cioè colui che adotta) può anche non essere sposato o essere stato sposato (quindi vedovo o separato), deve avere compiuto i 36 anni e avere almeno 18 anni più dell’adottando (colui che viene adottato) cc da 291 a 314. L’adottando conserva tutti i diritti e i doveri nei confronti della famiglia d’origine e nello stesso tempo diventa parente a tutti gli effetti dell’adottante. Infatti il cognome dell’adottante viene aggiunto davanti al cognome dell’adottato in tutti i documenti e, salvo revoche dell’adozione, diventa erede legittimo dell’adottante. Attraverso l’adozione sorgono i diritti successori dell’adottato sul patrimonio dell’adottante, ma mai viceversa (quindi l’adottante non potrà mai rivendicare diritti successori sul patrimonio dell’adottato). Prima di pronunciarsi sull’adozione, il tribunale controlla se tutte le condizioni della legge sono state soddisfatte e se l’adozione è conveniente all’adottando.

L’adozione ultima modifica: 2013-09-09T17:12:01+00:00 da admin
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