Forme giuridiche e materiali d’esperienza del crimine

Tra le opzioni definitorie esaminate quella piramidale appare caratterizzata da un’efficace evidenza rappresentativa e da uno spiccato dinamismo e flessibilità. Nell’intento di spingerci un po’ più avanti nella comprensione dell’immane concretezza del crimine e della criminologia, ci si dedicherà fin d’ora a una prima manipolazione del modello piramidale manovrando uno degli aspetti più caratteristici: il rapporto con la definizione legale di reato. L’universo di fatti sociali racchiuso tra le pareti della piramide coincide infatti con un’area di crimini virtuali che trascende gli steccati del singolo ordinamento penale ma è comunque sottoposto a limiti legali.

Perfino le diversioni sociali vi vedono legittimata la loro inclusione nell’oggetto della criminologia sulla base del riscontro di una potenziale penalizzazione dei relativi comportamenti. Nella scelta di accettare tale massiccio incombere sulla nozione empirica di crimine, del parametro giuridico può trovarsi una risposta al problema che la criminologia va trascinandosi fin dalle sue origini e che le varie opzioni definitorie hanno cercato di risolvere: quello di dotarsi di un’identità distinta rispetto alle molte scienze sociali comunque dedite allo studio del fenomeno criminale e quello di non vincolare il proprio campo di ricerca ai rigidi diktat.

L’intento di soddisfare entrambe è apparso come intrinsecamente contraddittorio. Nondimeno, se tra queste due istanze dovesse ponderarsi quella prevalente, la scelta cadrebbe sulla prima e un possibile sacrificio toccherebbe alla seconda. La scelta delle molte criminologie che si contendono il campo è coerente con l’idea di criminologia umana. Per la criminologia è la cornice tracciata dal confronto privilegiato con il diritto penale a poter offrire una misura e una guida per l’osservazione del materiale empirico.

John Dewey : formulazioni sulle forme logiche che arricchiscono la materia quando è sottoposta a indagine controllata. Lo sviluppo delle forme come conseguenza delle operazioni è accertato in molti campi. I materiali dell’attività regolativa del diritto sono transazioni concorrenti nelle attività ordinarie. Via via che alcuni soggetti vengono formalizzati nascono concetti tipo contravvenzione ecc. Essi regolano la condotta specifica delle attività donde si sviluppano. Le forme in questione non sono fisse, mutano.

Nel rapporto tra criminologia e diritto penale è necessario il rispecchiamento nelle scelte del legislatore di fenomenologie verificabili con massime di esperienza e leggi scientifiche. Sebbene le forme logiche siano suscettibili di trattazione e sviluppo indipendente, tale indipendenza è comunque provvisoria, non definitiva e completa. In sintesi la criminologia è comunque dipendente nella definizione del concetto di crimine e criminalità dalla nozione di reato come fatto tipico, antigiuridico e colpevole propria del diritto penale.

Dipendenza che ha a che fare con la possibilità del diritto penale di fungere da contenitore di idee. I dati empirici dipendono dalle idee e quindi dalle norme. La costruzione piramidale presenta una seconda componente che vale a farne un’interessante rappresentazione: la sommità della piramide è costituita da un denso grumo di crimini che la società percepisce come particolarmente gravi. Sono fatti che saranno inevitabilmente previsti come reati dall’ordinamento giuridico e una tale previsione dovrebbe costituire il punto di partenza per quella fitta e dinamica rete di relazioni e concetti che costituiscono il vero campo di ricerca della criminologia.

Se rimuovessimo la sezione superiore della piramide, essa perderebbe la sua natura o si trasformerebbe in una piramide tronca. Da questa immagine plastica si trae la prima indicazione sulla specificità della criminologia come scienza: nonostante le ampie sovrapposizioni dei suoi metodi si caratterizza per la necessità di porre come prius della propria indagine il confronto con le valutazioni dell’ordinamento in merito al carattere penalmente rilevante di certi fatti. Anche se il diritto penale copre solo in parte l’oggetto della criminologia, questa non può sottrarsi a un confronto decisivo con la materia giuridico penale.

La piramide dimostra la capacità di rappresentare una prospettiva criminologica che accetta di fronteggiare a viso aperto il trade-off con cui questa disciplina è costretta a fare i suoi conti. La forma stessa del nostro poliedro mira a rappresentare la gravità del crimine. Dovremmo immaginarci uno studioso che scelga come punto di partenza per le sue indagini il crimine estremo per la sua gravità e che si dedichi alla misurazione di altre devianze in rapporto a tale vertice di reazione sociale, fino a spingersi al confine da dove cominciano a estendersi le vaste bassure dei comportamenti privi di alcun corrugamento criminale. ( IMMAGINE : VEDI TESTO)

Se la piramide è un poliedro che ha una faccia poligonale mentre le altre sono triangoli che da un punto vertice fuori dal suo piano proiettano i suoi lati, tale centro sarà costituito da un ente geometrico primitivo, non scomponibile e privo di dimensioni. La piramide è composta da una totalità di punti ognuno dei quali rappresenta un comportamento sociale, una devianza, collocata a seconda della gravità. Ecco che nel vertice dovrà vedersi quel punto rappresentato dalla devianza più grave sulla quale convergano, raggiungendo la loro massima elevazione i tre spigoli del consenso della norma, della severità della reazione sociale e della valutazione del danno sociale.

Non sembrano esserci dubbi a localizzare nel vertice l’omicidio: l’uccisione di un uomo. Si tratta del fatto che aggredisce il valore della vita umana, riconosciuto come supremo da innumerevoli atti giuridici internazionali e soprattutto europei e nazionali. Accanto ai dati normativi anche molteplici dati empirico-sociali orientano verso una tale collocazione di tutti quei fatti che comportano la perdita di una vita umana. È del resto un comune dato di esperienza l’enorme differenza apportata dal riscontro che esso abbia causato un morto.

La preferenza per una visione dello studio criminologico dedito innanzi tutto a un inquadramento dall’alto del fenomeno criminale sembra suggerita da una serie di considerazioni di metodo e di contenuto. Il fare della persona umana il centro dello studio criminologico si concilia innanzitutto con la caratterizzazione umana che abbiamo inteso conferire a questa disciplina e dunque con la vocazione a essa attribuita a recare alla ricerca sul crimine un apporto che valga costantemente a ricondurlo alla realtà delle persone coinvolte.

Una seconda considerazione scaturisce dal rapporto con il diritto penale a cui la criminologia è destinata a legare la sua identità facendo della scienza giuridico-penale un interlocutore privilegiato. Il diritto penale è peraltro caratterizzato da una forte impronta personalistica che assume come prioritaria la tutela della persona umana e dei suoi diritti inviolabili.

La criminologia è indotta a fare propria la concezione personalistica che è alla base del diritto penale e dunque ad assumere il valore della persona umana come misura fondamentale a cui rapportare il peso del crimine, che troverà il suo metro di classificazione in base alla distanza da quello fondamentale della vita umana. La visione dall’alto appare dunque più convincente di quella frontale nel mettere in luce la correlazione tra la priorità conferita dalla criminologia al riscontro della classificazione giuridico-penale del crimine e la possibilità di abbracciare il proprio oggetto.

Proviamo ora a sovrapporre la piramide vista dall’alto al diagramma molecolare

( IMMAGINE : VEDI TESTO)

L’originaria posizione e il rapporto degli elementi non è alterato . il nuovo grafico ha al centro non più semplicemente un crimine ma il crimine più grave che è contro la vita umana. Tutti gli altri crimini si presenteranno via via più decentrati. In altri termini la priorità conferita alla misura di gravità del crimine implicherà una concomitanza tra le variazioni di questa e la graduazione di gravità delle altre componenti del fenomeno criminale.

A ogni mutamento nel livello di gravità del crimine corrisponderà la diversità dei crimini e la diversità dei rispettivi rei, vittime e agenzie di controllo. Si ripropone l’impossibilità di concepire la realtà umana del crimine al di fuori di una dinamica interazione tra le sue componenti intesa come modificazione di ciascun elemento. In conclusione l’identità della criminologia viene vista come dipendente dal suo rapporto privilegiato con il diritto penale. La criminologia pone al centro e assume a punto di partenza il concetto penalistico di reato. Impossibilità di un inquadramento del crimine al di fuori dell’interazione modificativa.

 

Tipi di ricerca criminologica

Il criminologo approdato alla definizione del proprio oggetto vedrà aprirsi davanti a se alcuni problemi. Fin dall’inizio si è immaginato il lavoro del criminologo in rapporto a una delle possibili committenze, quella del giurista, poi corroborato dallo stretto rapporto con il diritto penale. Il criminologo per mettersi all’opera dovrà esercitare la stessa selettività della sfera giuridica scegliendo uno o più problemi su cui condurre la sua ricerca. L’idea di un fine da raggiungere è essenziale per la scelta del materiale da analizzare. La guida nell’osservazione, raccolta e analisi potrà venirgli quindi dal diritto penale e dalla politica criminale. In questo quadro la scienza giuridica si presenterà al cospetto di quella empirica come una rigogliosa fonte di ipotesi. L’indagine dello studioso potrà assumere due forme diverse:

–           Ricerca descrittiva : obiettivo di descrivere le modalità con cui un fenomeno si presenta in un certo momento storico – interrogativo “come” – sufficiente una definizione concettuale del fenomeno

–           Ricerca esplicativa : diretta alla spiegazione di un certo fenomeno – interrogativo “perché” – indispensabile la predisposizione di un’ipotesi

I metodi utilizzati devono consentire di dare una risposta all’interrogativo iniziale.

Con riferimento al suo oggetto, l’attività di ricerca può essere classificata in:

–           Ricerca quantitativa : rivolta alla quantità del fenomeno – si propone di “contare” i crimini con attività di misurazione e elaborazione statistica dei dati empirici

–           Ricerca qualitativa : rivolta alla qualità del fenomeno – riguarda omologie, similarità, connessioni logiche e funzionali fra i fenomeni

E’ possibile incrociare le due distinte classificazioni con il risultato di quattro possibilità di ricerca:

–           Descrittiva-qualitativa

–           Esplicativa-qualitativa

–           Descrittiva-quantitativa

–           Esplicativa-quantitativa

 

Forme giuridiche e materiali d’esperienza del crimine ultima modifica: 2017-09-01T17:36:43+00:00 da admin
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